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102-DS7_3794[A cur adi Emanuela Macrì – Foto Riccardo Giuliani] Primo giorno di scuola o, meglio, prima verifica in classe per la Nazionale italiana di volley che vede, in cattedra, il nuovo CT Gianlorenzo Blengini. Con un fischio d’inizio a decretare l’avvio di un nuovo corso, al posto della più classica campanella.

Con una partita, la prima delle due amichevoli in programma nelle serate del 27 e 28 agosto giocate contro l’Argentina di Julio Velasco, dal risultato netto e dai molti significati. Ivan Zaytsev, al termine della gara, la definisce “Importante. Non soltanto per l’esordio dell’allenatore – precisa il numero 9 azzurro – ma anche per il debutto di Osmany Juantorena con la maglia della Nazionale, in una squadra rinnovata. La prima occasione, per tutti noi, di misurarci con le novità, di trasferire in partita e trasformare in atto, emozione e sudore, tutto quanto provato, visto e rivisto durante gli allenamenti di questo ultimo mese passato in ritiro”. Sui monti trentini, a Cavalese. A non molti chilometri da quel PalaTrento e da quelle 3.800 persone che l’hanno affollato in una sera di fine estate. “Non vedevamo l’ora! Soprattutto di vedere confermate le molte sensazioni, positive, sentite nell’ultimo periodo. E anche se non siamo riusciti a far funzionare tutto come previsto, si può dire, con soddisfazione, di averci davvero provato. Ora ci impegneremo a migliorare per raggiungere quel che qui ci è mancato. L’accoglienza, caldissima, del pubblico di Trento – prosegue Ivan – ci ha entusiasmati e caricati davvero molto. Nelle ultime settimane ho letto, negli sguardi della gente e dei tifosi, molta curiosità nei confronti del gruppo e una gran voglia di stare al fianco della squadra. È una sensazione molto bella e questo clima ci sarà di grande aiuto per i prossimi, imminenti, impegni”.

E Ivan Zaytsev come si è visto, in questa partita e in questa squadra? “È sempre difficile darsi un voto ma ho visto un Ivan con la voglia di fare squadra, di aiutare i compagni e se stesso. Mi sembra di aver iniziato con la testa e il piede giusti. Avevo un gran bisogno, e un altrettanto grande desiderio, di stare bene per poter giocare come posso e so, di ritrovare la forma fisica e mentale per un periodo, il prossimo, in cui concentrazione e sacrificio saranno il pane quotidiano. C’è una fiamma che aveva perso tono ma ora la vedo rinvigorita e in questo, sono sicuro, ha giocato molto anche il fatto di aver ritrovato il mio ruolo di opposto” racconta lo zar del volley italiano, il quale porta un nome importante, quello del primo zar russo, Ivan IV, che la storia ricorda con il soprannome di Terribile perché temutissimo da avversari e nemici.

069-DS7_3697E chissà cosa dovranno temere i prossimi avversari, sportivi, di Ivan. “Nulla più del solito – sorride l’opposto azzurro – o forse, e lo spero, molto di più. Questi anni con la Nazionale, anche se non sono arrivati i risultati sperati, sono stati impegnativi e di crescita. Hanno lasciato un segno dal quale voglio ripartire; ora pretendo, da me stesso, un salto di qualità. Mi auguro, quindi, che chi occuperà l’altra metà del rettangolo di gioco, da domani in poi, provi quel pizzico ti timore in più, per quell’atleta nuovo, più forte tecnicamente e psicologicamente. Quel giocatore, che insieme all’uomo, va costruendosi”.

Ed ora è già tempo di quei prossimi, imminenti, impegni sportivi. La World Cup, e con essa un biglietto per conquistare l’accesso ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro 2016, sono lì in Giappone, ad attendere i ragazzi di Blengini. Una piccola e (solo immaginaria) sbirciata nel borsone di Ivan ci rivela che il suo compagno di viaggio sarà un motto, da accarezzare come un sogno, da ripetere come un mantra: “Non succede, ma se succede…”

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