Visit our archive

10517567_10203485367647619_5386462411355085168_n[Di Ilaria Chippari] Con la vittoria dello scudetto dell’Energy T.I. Diatec Trentino è calato il sipario sul 70° Campionato di Pallavolo Maschile Serie A UnipolSai e si è aperta ufficialmente la stagione per la Nazionale italiana allenata da Mauro Berruto.

Quest’anno i ragazzi che vestiranno la maglia azzurra avranno un’estate densa di impegni molto importanti: in questi giorni alcuni di loro sono in Australia per la prima tappa di World League, dal 12 giugno ci sarà la prima edizione dei Giochi Europei a Baku, a settembre la World Cup in Giappone ed infine dal 9 ottobre gli Europei che si svolgeranno in Italia e Bulgaria.

Tra una seduta di pesi e un allenamento con la palla siamo riusciti a fare una bella chiacchierata con uno dei veterani di questa Nazionale, Simone Buti; classe 83’ tassello fondamentale della Sir Safety Perugia e della nostra Nazionale.

Anche se in questa prima fase verrà tenuto un po’ a riposo dallo staff di Berruto, causa problemi alla schiena, Simone non vede l’ora di scendere in campo e riscattarsi anche con la maglia azzurra dopo il Mondiale in Polonia!

A che età hai cominciato a giocare a pallavolo e come ti sei avvicinato a questo sport?

“Ho iniziato a giocare a pallavolo a 15 anni! Mi sono avvicinato a questo sport principalmente per motivi fisici perché ero molto alto, già 196cm, e mi stavo ingobbendo così il dottore disse che dovevo scegliere uno sport che mi aiutasse ad aprire un po’ le spalle e quindi dovetti scegliere tra il basket, il nuoto e la pallavolo! Andai a fare un allenamento di basket ma ne uscii distrutto e allora poi provai anche con il volley… Menomale!”

Se hai cominciato a 15 anni e a 20 anni giocavi in B2 vuol dire che c’era anche altro oltre all’altezza!?

“Sì… Sì diciamo che sono stato anche molto fortunato perché ho iniziato in una società a San Miniato in cui si puntava, e lo fanno ancora adesso, molto sui giovani; appena ho cominciato mi hanno messo subito sotto a lavorare duramente anche con allenamenti tutti i giorni… Poi ho avuto la fortuna di lavorare con allenatori molto capaci a trasmettere la passione per questo sport ai ragazzi!”

I tuoi primi spostamenti da casa e l’inizio della tua carriera da professionista…

“Il primo anno di B2 giocavo a Livorno e quindi la sera tornavo a casa dalla mia famiglia. La stagione successiva mi spostai a Trieste, nell’Adria Volley, dove giocai in B1 ed è stato l’anno di svolta per la mia carriera perché a Livorno avevo avuto poco spazio a causa infortunio al ginocchio ed ero quasi convinto di smettere per continuare gli studi e dedicarmi ad altro… Poi arrivò la chiamata da parte di Luigi Schiavon e quindi decisi di partire per Trieste!

Nella stagione 2005/2006 mi sono trasferito nella Top Team Volley Mantova per giocare in A2.

L’anno dopo sono stato molto fortunato perché Julio Velasco, che allenava a Modena, mi aveva visto giocare e mi volle portare con lui alla Gabeca Pallavolo a Montichiari e così arrivai a giocare in A1!

Adesso che ho 30 anni mi rendo conto che quella fu veramente una fortuna perché di ragazzi bravi ce ne possono essere tanti ma poi ci vuole sempre qualcuno che punta su di te… E per me è stato così!!”

IMG_2844Il tuo primo successo arriva nel 2008 con la Blu Volley Verona in A2

“Esatto dopo l’anno in A1 con Velasco in cui non avevo avuto modo di giocare tanto, perché ero il quarto centrale, decisi di scendere di categoria proprio per fare esperienza ed essere più protagonista! Ho accettato l’offerta di Verona che aveva un progetto ambizioso e si è rivelata la scelta giusta perché vincemmo la Coppa Italia; non fu, comunque, un anno semplice perché mi dovetti fermare per una frattura da stress che mi fece tribulare parecchio!!”

Hai avuto una carriera molto rapida… Quando hai capito davvero che la pallavolo poteva diventare il tuo lavoro, il tuo futuro?”

Prima di andare a Trieste credevo che la pallavolo potesse essere solo un hobby poi quella stagione andò particolarmente bene, Schiavon che aveva allenato in serie A e in Nazionale Juniores, mi aveva detto che sarei potuto arrivare in alto e così ebbi la spinta per fare sempre meglio!”

Nel 2009/2010 sei tornato nella Gabeca ma è stata una stagione un po’ travagliata…

“Quell’anno era partito un po’ così perché fino a poche settimane prima dell’inizio del Campionato non sapevamo ancora se avremmo giocato a Montichiari o a Monza, dove poi si giocò. In più mentre eravamo a giocare a Macerata arrivò la notizia della scomparsa del Nostro Presidente per un incidente e lì ci cascò il mondo addosso… Lui era veramente un punto di riferimento per l’intera società e anche per noi atleti! Per fortuna la figlia, Giulia, si è rimboccata le maniche e grazie a lei abbiamo vissuto altre stagioni molto belle a Monza!”

Nel 2010 arriva anche la tua prima convocazione in Nazionale da parte di Anastasi

“In realtà la prima convocazione è stata nel 2009 nel gruppo allargato per la preparazione alla World League, quella fu più che altro un premio dopo tutti problemi che avevo avuto per la frattura da stress… Mi ricordo ancora che mi ero presentato al ritiro emozionato e pieno di entusiasmo e dopo un giorno sono tornato a casa!! Sono tornato a casa tristissimo…

L’anno dopo, invece, mi sono rifatto perché sono stato riconvocato e ho partecipato al Mondiale in Italia!”

 Al di là del quarto posto, che ha lasciato dell’amaro in bocca, che esperienza è stata per te?

“E’ stata un bellissima esperienza, il mio primo vero anno in Nazionale dove ho cominciato ad assaporare il clima azzurro; nel Mondiale vero e proprio ho giocato solo una partita ma ho avuto più spazio nella World League e nelle partite di qualificazione all’Europeo. Indossare la maglia azzurra è una cosa spettacolare, ho provato delle emozioni che con la squadra di Club è impossibile provare! Mi ricordo ancora la prima volta che ho cantato l’Inno d’Italia sembrava che qualcuno mi avesse pietrificato, un brivido che è partito dalla punta dei piedi fino ai capelli! Fantastico…”

L’anno successivo hai partecipato all’Europeo e hai vissuto anche il cambio del tecnico: da Anastasi a Berruto… Differenze/similitudini?

“I due gruppi fondamentalmente sono completamente cambiati; all’inizio, per la World League Berruto aveva fatto una vera e propria operazione di ringiovanimento lasciando a casa Fei, Mastrangelo, Papi… Che poi richiamò successivamente. Tra i due allenatori ci sono molte differenze, sono due persone molto diverse: Andrea all’apparenza può sembrare molto più sanguigno mentre Mauro più calmo e riflessivo; Berruto è portato a curare di più la parte mentale mentre Anastasi la parte tecnica.

All’Europeo abbiamo perso in finale ma abbiamo portato a casa la medaglia d’argento, l’Italia era già qualche anno che non vinceva una medaglia e quindi è stato doppiamente bello… Certo l’amarezza per aver perso proprio la finale rimane anche perché eravamo i favoriti e avevamo giocato molto bene fin lì!”

L’anno scorso hai partecipato anche tu al Mondiale “tragico” in Polonia, come l’hai vissuta?

“Guarda una sensazione molto strana… Avevamo fatto una World League tutto sommato positiva, tranne le partite in Italia contro il Brasile, potevamo andare a giocarci la finale senza grosse difficoltà! Siamo partiti per il Mondiale con sensazioni positive, ci siamo allenati tutta l’estate, eravamo convinti di poter far bene… E poi siamo arrivati in Polonia e tutto è andato storto, una sensazione quasi di impotenza! Prima di partire avevamo un buon gioco e lì, invece, non veniva nulla… Poi hanno cominciato a girare le voci che c’erano problemi tra di noi, nervosismo… Una bruttissima esperienza che spero di non dover più vivere!!

Schermata 2015-05-27 alle 19.04.25Ma veniamo all’estate 2015 che sarà  ricca di appuntamenti importanti, anche in vista di Rio 2016… Come la vedi? Che aria si respira?

“Io quest’estate la vedo bene perché tutti i ragazzi convocati, chi sarà più protagonista e chi meno, hanno voglia di riscatto dopo l’anno scorso… Tutti abbiamo voglia di riportare la nostra Nazione ai vertici dove merita di stare!”

Per poter partecipare a tutte le competizioni verranno fatti due gruppi e tal proposito sono stati convocati ragazzi molto giovani ed esordienti… Come ti rapporti con loro?

“Ahahahah… Io mamma chioccia non mi ci sento per niente!! Diciamo che ringiovanisco anch’io… Per noi più vecchietti che giriamo in Nazionale da un po’ di tempo è diventata una routine partecipare ai ritiri invece con loro c’è uno spirito diverso che mi piace molto! Sono curioso di conoscerli e lavorarci insieme!”

Nel mese di giugno per la World League e poi ad ottobre per gli Europei tornerete a giocare davanti al pubblico italiano… Com’è il tuo rapporto con loro?

“Io sono sempre stato legato, anche nel Club, al rapporto con il pubblico… Mi è sempre piaciuto, credo come a tutti, avere un sostegno sia dentro il campo ma anche fuori! Il pubblico italiano è sempre stato caloroso con la Nazionale e sono contento di poter giocare così tante partite in giro per il Nostro Paese… Ci daranno una gran bella mano!”

Invece il tuo rapporto con i social network?

“Ho un profilo Twitter e uno Facebook dove mi piace raccontare alle persone che mi seguono quello che sono anche al di fuori della palestra, far vedere un aspetto più umano, fatto di passioni ed interessi oltre alla pallavolo!”

Passiamo per un attimo alla tua squadra di Club… Cos’è mancato alla Sir Safety Perugia quest’anno per arrivare alla finale scudetto?

“Eeeee… Un pizzico! Un po’ di fortuna… Perché comunque quando arrivi a gara 3 al quinto set 14 pari… dopo un recupero clamoroso, in una partita tiratissima è solo questione di un errore o poco più! Però Trento ha dimostrato di meritarsi questo Scudetto, bravi loro!”

Nonostante ciò come valuti questa stagione?

“Io penso sia stata una stagione positiva! Ci sono stati tanti cambiamenti, tra cui l’allenatore, rispetto all’anno prima… Anche in Champions League siamo arrivati ad un passo dalla Final Four, grande rammarico perché ci siamo andati davvero vicino… Ecco sì ci è mancato non giocare neanche una finale nelle tre competizioni alle quali abbiamo partecipato!”

Hai un giocatore al quale fin da ragazzino ti sei ispirato, un tuo mito?

“Io ho sempre avuto come esempio Giani, quando ho avuto la fortuna di conoscerlo a maggior ragione si è confermato un mito; la stima che ho per lui è cresciuta perché oltre ad essere un grande atleta è una persona molto umile! Questi sono i veri Campioni, quelli che sono i più forti del Mondo ma sono umili e non ti guardano mai dall’alto verso il basso! Lui è un vero Campione di sport e di vita!”

 Invece un allenatore al quale ti senti di dire Grazie?

“Ma sicuramente Luigi Schiavon e poi Julio Velasco perché grazie a loro ho fatto un salto di qualità e sono diventato un giocatore professionista. Il primo perché dalla serie B mi ha aiutato a migliorare e a vivere la pallavolo come un lavoro e il secondo perché mi ha visto giocare e mi portato in serie A!”

In questi anni, da una città all’altra sei riuscito a coltivare delle amicizie importanti con alcuni compagni di squadra?

 “Allora io ho una pecca… Non sono uno che scrive per primo, però poi quando ci si rivede passiamo delle belle serate! Non sono quello a cui piace stare sempre a scrivere nonostante con molti di loro ci sia una grande amicizia. Infatti alcuni me li perdo per strada salvo poi rivederli e starci sempre bene insieme! Ne ho tanti di amici nella pallavolo: Forni, Gavotto, un ragazzo con cui ho vissuto insieme a Trieste… E tanti altri!”

IMG_5808 copiaSogni nel cassetto: sia sportivo che non?

“A livello sportivo credo quello che hanno tutti gli atleti… Le Olimpiadi! Rio 2016 per me sarebbe veramente la ciliegina sulla torta… sarebbe veramente bellissimo!! E poi non sportivo sarebbe quello di mettere in funzione un’Applicazione, nell’ambito del social-eating, alla quale sto lavorando con un amico e la mia fidanzata che consente di organizzare degli eventi privati legati al cibo ai quali le persone iscrivendosi vi possono partecipare! E’ ancora in fase di sviluppo… Vi farò sapere presto ;-)!”

Invece il tuo futuro, una volta appese le scarpe al chiodo, come lo vedi?

“Bella domanda… Non lo so! I miei abitano in campagna e hanno molta terra da poter coltivare e magari fare un agriturismo, un Bed&Breakfast… Potrebbe essere un’idea! Se dovessi rimanere nel mondo del volley sicuramente non farei l’allenatore ma potrei fare il dirigente, mi piace molto di più l’aspetto organizzativo!”

E i tuoi hobby fuori dal campo?

“Suono la chitarra e la tastiera… Prima di giocare a pallavolo suonavo in un gruppo, anche se non pratico più tanto, la passione per la musica mi è rimasta! E poi come già ti dicevo per l’App ho la passione per la tecnologia in generale!”

 

 

 

 

  • Name (Required)

  • Email (Required, but not published)

  • Url (Optional)

  • Comment (Required)