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BIRA6[Di Ilaria Chippari] La Nazionale Italiana di Pallavolo Maschile impegnata in queste ore nelle Final Six di World League a Firenze è solo a metà del lungo cammino estivo che li porterà in Polonia per i Campionati del Mondo dal 31 agosto!

Prima di arrivare in Toscana i ragazzi di Mauro Berruto hanno inanellato 6 vittorie consecutive e 6 sconfitte; nonostante avessero la qualificazione certa, in quanto Paese ospitante, sono arrivati primi nel girone che li vedeva contrapposti a Brasile, Iran e Polonia. L’attenzione e l’affetto intorno a questa squadra è sempre stato molto presente ma quest’anno, complice anche il Mondiale, sembra essercene di più… 6 palazzetti su 6 sold out e l’immagine del Foro Italico rimarrà a lungo nella memoria dei tanti appassionati e tifosi!

Con l’uscita di Cristian Savani dalla Nazionale, Mister Berruto ha presentato il nuovo capitano dell’Italia: Emanuele Birarelli centrale della Trentino Volley. Approfittando del viaggio tra Cavalese, sede del ritiro azzurro, e Firenze abbiamo fatto una lunga chiacchierata con il neo capitano. 

Come hai cominciato a giocare a pallavolo?

Mi sono avvicinato alla pallavolo molto tardi perché fino ai 15 anni giocavo a calcio! Mio papà era un grande appassionato di questo sport e quindi fino a quell’età non ho visto altro che il calcio! Poi alle scuole medie, durante le ore di educazione fisica, ogni tanto si giocava a pallavolo e mi piaceva sempre di più finché sono cresciuto tanto anche in altezza e alla fine entrai a fare parte di una squadra di volley all’ultimo anno di Under 16. Ho cominciato a giocare nel paese in cui abitavo, ad Ostra, un paesino veramente piccolo in provincia di Ancona, dopodiché l’anno successivo i ragazzi migliori venivano selezionati dalle società più importanti e così mi spostai di una ventina di minuti da casa per andare a Falconara.

Raccontami un po’ il tuo percorso prima di arrivare alla serie A1.

A Falconara, come in tutte le grandi società con un’importante settore giovanile, veniva data la possibilità ai ragazzi più meritevoli di respirare l’aria della grande pallavolo e così a 17/18 anni feci le prime esperienze sulla panchina della serie A! Delle vere e proprie comparsate… L’anno successivo fui mandato in prestito in B1 per farmi fare le famosa ossa. Nel 2000 sono tornato a Falconara per giocare in A2, vincemmo il Campionato e quindi arrivai in A1 nella stagione 2001.

BRIARFino a che nel 2003 hai dovuto abbandonare la pallavolo giocata per un problema fisico… Come hai passato quel periodo?

Ehh… Insomma! E’ stato un periodo un po’ particolare… A 17/18 anni quando entri a far parte di questo mondo e capisci che potrà essere anche il tuo lavoro futuro… Poi di colpo ti dicono che non è più così per un problema di salute abbastanza serio… Ti crolla il mondo addosso! Però sono un ragazzo abbastanza razionale e ho cercato di prenderla bene… Nonostante avessi anche paura per la mia salute mi sono dedicato ad altro, ho scoperto nuove realtà! Ho colto l’occasione per laurearmi in Scienze Motorie e ho lavorato come geometra.

A distanza di tempo… Secondo te quel periodo di stop ti è servito?

Non lo so… Non lo so… Comunque ero già un ragazzo con il senso del dovere e la capacità di mettere da parte qualche interesse personale per inseguire il sogno di diventare un giocatore professionista quindi non avevo la necessità di scendere con i piedi per terra e capire il vero valore della vita! Conducevo una vita normale, mi svegliavo tutte le mattine e andavo in ufficio alle 8.30 a fare il geometra! Questo periodo mi è servito per conoscere il mondo del lavoro e quello dell’università che mi hanno arricchito molto.

Risolto questo problema di salute sei rientrato più forte di prima… Nel 2005 a Pineto in A2 e la stagione successiva a Verona in A1.

Ma… Più forte di prima non lo so! Ma sicuramente è rincominciato tutto molto velocemente… E questo non me lo aspettavo! Sono stato bravo e fortunato… Sono andato a Pineto senza troppe aspettative, ma solo perché volevo vedere come andava ed invece fu una bella stagione, con buon gruppo ed io giocai bene fin che l’anno successivo non arrivò la chiamata dall’A1, da Verona! La ripresa è stata decisamente molto rapida.

Dal 2007 hai trovato la tua seconda casa a Trento… Dove la tua carriera è decollata: Scudetti, Champions League, Mondiale per Club…

L’annata a Verona non era andata benissimo, poi mi chiamò Trento e diciamo che sono stato proprio fortunato… Sono arrivato nel momento giusto! Era l’anno in cui arrivava Radostin Stoytchev e Matej Kazijski… Io ero stato bravo a mettermi in mostra e giocar bene nelle partite di inizio stagione conquistandomi così il posto da titolare.

biraNel 2009 la prima Champions League e il Mondiale per Club… Da lì non vi siete più fermati..

La società in quel caso è stata particolarmente brava a puntare anche su trofei internazionali; perché altre squadre, che avevano fatto la storia della Pallavolo Italiana, non erano molto motivate a far bene fuori dai confini dell’Italia, ad esempio Treviso che ha vinto tanti scudetti e una sola Champions League! Per Trento è molto importante giocar bene anche all’estero… E i risultati si sono visti: 3 Champions League consecutive e 4 Mondiali per Club!! Poi la vittoria della Champions a Bolzano è una delle pagine più emozionanti e più belle della mia carriera.

La vittoria del tuo primo scudetto con Trento nel 2008 è coincisa con la convocazione in Nazionale da parte di Andrea Anastasi… Cosa ha significato per te?

Quella fu veramente una sorpresa… Forse non me ne rendevo conto bene! Anche qui ebbi la fortuna di giocar bene le prime partite e successivamente di essere confermato nella spedizione azzurra per le Olimpiadi di Pechino 2008! Poi ci fu il Mondiale 2010 in casa dove eravamo accompagnati da tante aspettative ma che ha lasciato un po’ di amaro in bocca, arrivammo quarti…

Con l’arrivo di Mauro Berruto sulla panchina azzurra per te non è cambiato nulla… Ma che differenze ci sono tra i due gruppi?

Guarda… Berruto quando arrivò fece una giusta politica di ringiovanimento ma alla fine per le Olimpiadi di Londra vennero richiamate le vecchie guardie: Fei, Mastrangelo, Papi… Quindi più o meno le stesse persone che gravitavano anche prima nel giro della Nazionale. Tra Anastasi e Berruto ci sono delle differenze ma sono entrambi due buonissimi allenatori! Quello che è cambiato è che dopo 4 anni di gestione Berruto, ormai il gruppo è tutto nuovo, siamo un gruppo giovane e ci equivaliamo un po’ tutti anche a livello caratteriale… Si respira un’aria nuova, fresca in cui lavorare molto bene.

Tra i podi più belli della gestione Berruto c’è sicuramente quello di bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012… Che emozioni ti porti dietro da quell’esperienza? 

Sì… Sì sicuramente per l’importanza della manifestazione è quello di Londra! Guarda le Olimpiadi come dicono tutti sono certamente una bella esperienza… Ma bisogna anche essere sinceri… E’ un avvenimento che aspetti 4 anni, in cui ricadono tantissime aspettative che non è  così facile da affrontare! Vorresti giocar bene come non hai mai fatto, spaccare il mondo ma non sempre accade… Non puoi neanche prenderla con leggerezza… E’ una manifestazione dalle forti emozioni contrastanti! Noi come squadra abbiamo fatto un percorso sulle montagne russe… Abbiamo giocato così così all’inizio, poi ci siamo ripresi un po’ e poi di nuovo male nelle ultime partite del girone; alla fine della fase eliminatoria siamo arrivati quarti in un girone dove potevamo fare sicuramente meglio! Alla vigilia della partita contro gli Stati Uniti, che avevano spopolato nell’altro girone, sembravamo spacciati e invece abbiamo tirato fuori il coniglio dal cilindro giocando una partita perfetta e da lì è cambiata l’Olimpiade! Poi siamo ricaduti nel baratro in semifinale per arrivare a giocarci la medaglia di bronzo contro la Bulgaria dove abbiamo dominato!

Abbiamo la medaglia a casa, quella non ce la toglie nessuno… Però per arrivarci è stato un percorso molto faticoso e pieno di emozioni contrapposte. Una bella lotta…

bira3Dopo le Olimpiadi ti sei sposato con Elena e il 17 dicembre di quest’anno sei diventato papà di Sofia… Insomma non ti fermi più?!

Ahahahaha… Sì dopo 6 giorni dal ritorno da Londra mi sono sposato… Diciamo che le montagne russe delle emozioni sono continuate anche dopo le Olimpiadi! E’ stato un mese veramente intenso! Quell’anno la stagione con la Nazionale era finita presto e così a differenza di tanti miei compagni sono riuscito anche a fare il viaggio di nozze! E adesso sono anche papà… Sofia è nata il 17 dicembre, sono contentissimo… E’ la cosa più bella che mi è capitata nella vita.

Sei il più “vecchio” del gruppo come ti poni rispetto ai giovani che entrano a far parte della Nazionale?

Ma… Mi capita di dire qualcosa, anche qualcosa di pesante ma non perché non si comportino bene ma perché devono imparare a stare in un gruppo e a capire quello che è giusto fare o meno! Però devo ammettere che sono dei bravi ragazzi, anche i più giovani sono molto preparati, seri e sanno già quello che devono fare! Poi quando ho le energie per non pensare solo a me stesso capita anche di dare un consiglio… Di fare due chiacchiere! Sono dei ragazzi molto maturi… I primi nomi che mi vengono in mente sono Piano, Vettori e Lanza non sembrano dei ragazzini… Quindi non c’è bisogno che io faccia il papà.

In questa stagione hai ereditato ufficialmente la fascia da capitano da Cristian Savani, come sta andando? Come ti trovi in questo ruolo? 

Questa è una cosa che mi ha fatto molto piacere! Mi ha reso molto orgoglioso, forse più di tante vittorie che ho ottenuto nel passato… E’ una cosa che non mi aspettavo, è un bel riconoscimento! Sto provando a farlo nel migliore dei modi, quando fai il capitano non puoi pensare solo a te stesso ma sempre al bene del gruppo… Lo sforzo da fare è quello di cercare di essere meno umorale perché devi avere sempre ben presente il meglio per il gruppo e non solo il tuo! Devi essere costante, dire le parole giuste perché il capitano deve essere una guida per gli altri! Comunque non sta a me giudicare… bisognerebbe chiedere ai miei compagni… Io ci provo!!

Bira2Quando Mauro Berruto te lo ha comunicato hai mai pensato di rinunciare alla fascia?

No… Assolutamente!! Avevo deciso di continuare a giocare con la Nazionale il più possibile finché lui me lo avesse permesso! Poi la fascia da capitano è venuta un po’ da sé… Sono contento soprattutto perché lui vede la prospettiva di arrivare alle Olimpiadi di Rio 2016 con me come capitano e quindi questo è per me una fortissima motivazione! Poi non è detto che ci arrivi… Dovrò guadagnarmela sul campo.

Sei anche il capitano di Trento… Ma quali sono le differenze tra essere il capitano della Nazionale e quello di Club?

Allora… Secondo me non tante perché poi il capitano non fa nulla di particolare, in entrambe le situazioni l’importante è il quotidiano in palestra! Per essere il capitano della squadra di Club di solito serve un attaccamento particolare alla maglia o comunque il fatto di conoscere molto bene l’ambiente e le persone che ci girano attorno, a Trento è stato forse più naturale che non in Nazionale… Dopo 7 anni di militanza nella stessa squadra, cosa un po’ difficile al giorno d’oggi, è venuto da sé… Anche lì ci provo.

Tra Capitano, marito e papà… qual è il ruolo più difficile?

Ahahahaha… Maaa credo il papà!! E’ sicuramente quello più complesso… Ancora non tanto perché Sofia è piccolina… Ma ci saranno così tante cose da fare e da sperimentare che spero di riuscire a farlo nel migliore dei modi.

A Trento c’è un gran fermento a livello di mercato… E’ tornato Radostin Stoytchev, Matej Kazijski e Lukasz Zygadlo! Come la vedi la prossima stagione?

Guarda… Se dobbiamo parlare solo dal punto di vista del gruppo credo si stia formando proprio una bella squadra! Una squadra con dei ritorni importanti quindi spero si faccia bene… C’è ancora qualche punto interrogativo ma facendo leva sul fatto che siamo un gruppo di ragazzi abituati a lavorare insieme sono sicuro che andrà bene! Siamo anche amici oltre che compagni di squadra perché ci conosciamo da tanto tempo e abbiamo condiviso tante vittorie insieme.

Tornando alla Nazionale… Final Six di World League a Firenze cosa ti aspetti?

Ma vale un po’ il discorso del Mondiale 2010… E’ un’arma a doppio taglio, ci sono tante aspettative su di noi! Però credo che non dobbiamo perdere quello spirito che ci ha contraddistinto in questi anni, il carattere e anche un po’ la spavalderia di giocare non da squadra favorita ma da squadra giovane che deve conquistarsi tutto! Vogliamo arrivare lontano e non in punta di piedi ma con tanta grinta… Magari passando anche da qualche difficoltà, che ci sta, ma alla fine giocarsi qualcosa di bello e importante!

Prima di arrivare a Firenze siamo passati per tanti palazzetti in giro per l’Italia sempre sold out… Delle belle sensazioni, tanto affetto da parte di tutti!

Mi sento in dovere di ringraziare tutti gli appassionati di pallavolo e spero di regalarli delle belle emozioni!

Dopo tanti anni di carriera quali sono le cose che ti fa piacere sentirti dire?

Ma spero di essere stimato in giro per l’Italia per il ruolo che faccio e anche per il ruolo che adesso ricopro all’interno della Nazionale! Sai quando vai a giocare nei vari palazzetti avversari è sempre bello essere applaudito e mai fischiato o insultato… Alla fine facciamo parte sempre dell’Italia al di là della maglia di Club che vestiamo e che può creare scontri tra le tifoserie! Vorrei essere sempre un giocatore rispettato.

Come ti rapporti con il pubblico? Anche in questi giorni in cui la Nazionale viene sempre accolta da grandi folle di ragazzi e ragazze che chiedono autografi e foto…

Sì credo che da questo punto di vista dobbiamo sempre pensare che magari ci sono ragazzi e ragazze che hanno fatto centinaia di chilometri insieme ai loro genitori per poter assistere alla partita o agli allenamenti… E quindi se possibile credo che sia doveroso che tornino a casa con una foto o un autografo!

E il tuo futuro come lo vedi… Una volta finita la carriera da pallavolista cosa pensi di fare?

Ci penso molto spesso anche se non ho preso ancora grandi decisioni perché vedo davanti a me ancora tanti anni di carriera da giocare e quindi adesso non so risponderti! Il famoso spazio nel mondo della pallavolo sicuramente potrebbe essere una chance perché me lo vedo, mi sembra di avere il carattere e le competenze per dare una mano in questo ambiente però sono cose che vedrò più avanti.

biraUltima cosa… Lo hai conosciuto e avete partecipato anche alle Olimpiadi di Pechino 2008 insieme… Lasciami un tuo ricordo di Vigor Bovolenta..

Bovo era veramente uno di quei giocatori, di quelle persone perfette per stare in un gruppo! Perché lui non pensava mai a se stesso ma pensava sempre al bene del gruppo… Era sempre quello che aveva una parola in più per tutti, che non si chiudeva mai in se stesso magari con le cuffie ad ascoltare musica! Era sempre pronto a chiacchierare anche di cose extra-pallavolistiche, si interessava della vita di ognuno, del paese da cui arrivavi o di che mestiere facessero i tuoi genitori… Può sembrare una cosa stupida ma non è così perché non è una cosa così frequente. Una squadra è molto di più che vedersi due ore e fare allenamento in palestra, quando tu condividi anche cose della tua vita privata c’è veramente la possibilità di creare qualcosa di speciale tra i giocatori e poi per qualche meccanismo magico in campo questo lo ritrovi. A Bovo questo veniva naturale… Ho questo ricordo di lui… Naturalmente oltre alle grandi doti da giocatore fortissimo qual era!

Questo suo talento anche fuori dal campo fa riflettere anche me quando magari per pigrizia o perché ognuno ha la sua vita fuori dalla palestra non si riescono a conoscere bene tutti i giocatori della squadra in cui giochi..


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